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Geremia 20,7a

Tu mi hai persuaso, SIGNORE, e io mi sono lasciato persuadere, tu mi hai fatto forza e mi hai vinto

Dio fa forza in Geremia, vincendo lo sconforto che il Suo servitore patì. Servire Dio prevede sofferenze per diffondere il Messaggio:
Se ne va piangendo colui che porta il seme da spargere, ma tornerà con canti di gioia quando porterà i suoi covoni (Sl 126,6);
Voi sapete in quale maniera, dal primo giorno che giunsi in Asia, mi sono sempre comportato con voi, servendo il Signore con ogni umiltà, e con lacrime (At 20,18-19); Perciò vegliate, ricordandovi che per tre anni, notte e giorno, non ho cessato di ammonire ciascuno con lacrime (At 20,31).
L’esperienza che ebbe Geremia è toccante, riguarda tutti noi (non è affare precipuo per addetti ai lavori [teologi, pastori]!), al che vi [mi] domando: La Bibbia ha ancora qualcosa da dirci?
“Bisogna attualizzarla!” risponderebbero alcuni: allora, la si legge di meno, perché è scomoda per il nostro stile di vita [e non, come si dice, difficile da comprendere]; anziché esser persuasi dalla Parola, ci persuadiamo che essa necessiti di un restyling [rinnovamento] al punto che la nostra predicazione più che essere riformata, diventa conformata.
Ricordiamoci che “La Bibbia per tutti” è da cinque secoli il motto della Riforma.
I cristiani evangelici amano la Parola e la diffondono, tanto che ancora ci chiamano Il popolo del Libro.
Nonostante vi siano differenti interpretazioni, tutti riconosciamo la Parola di Dio quale norma di fede, anche se occorre responsabilizzarci quando si parla di Bibbia, poiché la Scrittura non converte nessuno, senza lo Spirito Santo.
Rimarcarlo è tutt’altro che superfluo, perché insieme alla Scrittura ispirata, v’è una sua lettura altrettanto ispirata. Lo studio biblico e teologico è importante, ma è sussidio della convinzione che solo lo Spirito di Dio può compiere.
Voi investigate le Scritture, perché pensate d’aver per mezzo di esse vita eterna, ed esse son quelle che rendono testimonianza di me; eppure non volete venire a me per aver la vita! (Gv 5,39-40).
Il connubio tra Bibbia [Dio che parla] e teologia [parlare di Dio] è imprescindibile ma teniamo conto che potremo sì vincere i dibattimenti, ma potremmo perder le anime se trascuriamo ciò!
Dio persuade nella Parola, ma tale persuasione non si esaurisce col pentimento che porta alla conversione, ma ci accompagna per tutta la vita di fede [Geremia era “nel ministero”, ma ebbe ancora bisogno d’essere persuaso da Dio].
Siamo persuasi ovvero indotti a riconoscere la realtà di Dio, convincendoci del Suo agire.
La persuasione che stiamo considerando oggi, non viene pungolata con spiritualizzando ciò che la Scrittura insegna [non è riservata agli iniziati!], né prendendola alla lettera [il versetto fuori dal contesto diventa un pretesto!].
A conclusione, vorrei tornare al libro di Geremia:
Appena ho trovato le tue parole, io le ho divorate; le tue parole sono state la mia gioia, la delizia del mio cuore, perché il tuo nome è invocato su di me, SIGNORE, Dio degli eserciti (Gr 15,16).
Appassioniamoci alla Bibbia, ma non deve finire qui, perché altrimenti saremo eruditi anziché missionari. Occorre la passione per le anime da raggiungere predicando la Parola.

Amen!
 
 
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