Evangelizzazione - Beth Shalom Chiesa Evangelica Battista

Vai ai contenuti

Menu principale:

EFESINI 5.7-8
Non siate dunque loro compagni; perché in passato eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce

La Parola di Dio per oggi ci provoca [pro-vocare = chiamare a favore di] circa il come/quando ci rapportiamo da cristiani [evangelici] con “quei di fuori” (Cl 4,5)?
Avviene solo in circostanze di rilievo (il Giubileo della Riforma, da poco concluso) oppure ci mettiamo la faccia col concreto vivere quotidiano?
Gesù vuole la Chiesa portatrice di luce, sempre.
Quella luce che non va messa sotto il moggio (Mt 5,15; Mr 4,21; Lc 11,33) ma palesata a tutti perchè essa splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno sopraffatta (Gv 1,5).
Quali luminari nel mondo (Flp 2,15) adempiremo il solenne mandato, ricordando questo: il Vangelo va esposto ma non imposto.
Esporremo consapevolmente, sapendo che eravamo tenebre (senza Cristo) e che non possiam tornare nell’oscurità, neppure per un momento. 
In altre parole, nessuno di noi si senta immune dallo smarrirsi frequentando senza discernimento persone del mondo:
Non v’ingannate: le cattive compagnie corrompono i buoni costumi (1Co 15,33); Perciò, chi pensa di stare in piedi, guardi di non cadere (1Co 10,12); 
Il sale, certo, è buono; ma se anche il sale diventa insipido, con che cosa gli si darà sapore? (Lc 14,34); Sta quindi attento che la luce che è in te non sia tenebre (Lc 11,35).
Se ci fermassimo qui, molti tra noi rinuncerebbero alla vita sociale, rifugiandosi in quella di Chiesa a mo’ di chiostro, rifugio.
E ciò avviene di frequente, purtroppo. Con la scusa che “il mondo è immondo”, tanti credenti temono il confronto col prossimo, e si dedicano ad una pseudo-devozione che tradisce forte insicurezza alla vita.
È vero ciò che scrisse il salmista:
Tutta la mia affezione è riposta negli uomini santi ed onorevoli che sono sulla terra (Sl 16,3 ND).
Ma ciò non ci esonera dal lavoro missionario o evangelistico, come li voglia chiamare.
Ricordiamoci che l’esposizione del messaggio di Gesù richiede la convivialità, la compagnia. 
La parola compagno deriva dal latino e significa “colui che ha il pane in comune”. 
Poiché il Cristo è pane della vita (Gv 6,35;48) c’impegneremo a darlo per saziare le anime affamate.
Le Chiese locali non possono prescindere dall’evangelizzare. 
Questo comporterà il coraggio di parlare di increduli da raggiungere e salvare, e non semplicemente di persone da convincere che la “religione evangelica” sia una valida alternativa a quella Cattolica.
Non si diventa evangelici perché delusi dai cattolici romani, bensì perché si (ri)scopre il Cristo dei Vangeli senza la tradizione (Il fatto stesso che il Vangelo venga presentato come qualcosa di opzionabile [opinabile] e non necessario [vitale] ci farà “vivacchiare” come denominazione anziché esistere come parte del Corpo di Cristo!). 
Oggi il problema riconoscere o meno se il mio interlocutore è fratello in Cristo, ma sapere che anche i fratelli hanno bisogno di conoscer appieno la verità:
Ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai convertito, fortifica i tuoi fratelli (Lc 23,32).
Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli (Ebrei 2,12).
Un’ultima considerazione:
Prima di subire il fascino teologico dei Riformatori, lasciamoci afferrare da Cristo (Flp 3,12) poiché solo così il Protestantesimo avrà senso per noi (la Protesta infatti, 
non è soltanto essere contro l’errore, ma essere anzitutto a favore della verità).
Il Vangelo che annunciamo non necessita di “effetti speciali” per suscitare interesse, ma di segni per essere confermato.
Da predicatore laico qual sono, non posso fare a meno di constatare che il Protestantesimo si divide sul contenuto della predicazione, e vi domando: Parliamo al mondo per cambiarlo, o abbiamo cambiato il nostro modo di parlare al mondo? Dobbiamo riconoscerlo: È piuttosto facile [ma carnale!] presentare un’identità religiosa che illuda di poter appagare e motivare [il “messaggio della prosperità”, “Social Gospel”, etc.] ma il Vangelo è ben altro!  Se davvero la Buona Notizia ha cambiato la condotta di vita di qualcuno, gli verrà naturale condividerla col prossimo.
In che modo? Ha senso parlare di Gesù soltanto se riconosciamo autorevolezza e vitalità a ciò che ha detto e compiuto per noi: piuttosto che far dire alle persone “do la mia vita a Cristo” (espressione non biblica, e che sa di opera meritoria) enfatizziamo che Egli diede la Sua vita per noi.

Amen!
 
 
 
Torna ai contenuti | Torna al menu