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Michea 7.8

Non ti rallegrare per me, o mia nemica! Se sono caduta, mi rialzerò; se sto seduta nelle tenebre, il SIGNORE è la mia luce

Le parole del profeta Michea ben si applicano alla situazione di molti credenti oggi.
La reazione alla caduta è caratterizzata da un duplice atteggiamento:
1) Consapevolezza: Se sono caduta. Negare l’evidenza non risolve il problema (Ap 3,17)
2) Fiducia: mi rialzerò. Sappiamo che nel Signore troviamo nuove forze (Is 40,31)
Ma chi si “rallegra” per le nostre cadute? 
Verrebbe da pensare al nemico per eccellenza della Chiesa, l’accusatore dei nostri fratelli (Ap 12,10), ma non voglio andar lontano, perché il problema è tra noi, se non addirittura dentro di noi.
Molti vivono una vera e propria ansia da prestazione nel cammino cristiano.
Come porvi rimedio? Anzitutto, riconoscendo che ognuno di noi si rapporta col Vangelo in base alla propria comprensione della Rivelazione e sensibilità nel viverla.
Ciò parrà ovvio, ma è quanto mai opportuno ribadirlo, poiché ci aiuta a evitare di deluderci e deludere.
Finchè viviamo la Chiesa al livello minimo, non ci porremo alcun problema: andiamo al culto, salutiamo i fratelli, e tutto finisce lì. Ma vogliamo esserne partecipi, allora le cose cambiano:
Più prendiamo sul serio l’Evangelo più vogliamo fare bene, non per fare bella figura nella carne (Ga 6,12), ma per piacere a Dio (1Te 4,1). Il problema non si riduce alle opere di merito [l’essere evangelici ci ha emancipato da ciò, perché sappiamo che le opere sono conseguenza e non premessa della fede salvifica] ma sublimare le cadute, magari definendole blandamente “incidenti di percorso” oppure aumentarne eccessivamente la criticità perché convinti che abbiamo “perso punti” col Signore.
Se non siamo noi a ragionare così, ci pensano gli altri: Da certi pulpiti si pronunciano sentenze contro quei che son caduti, inculcando loro sensi di colpa che nulla hanno a che fare con la predicazione evangelica.
Non dobbiamo giudicare la performance spirituale altrui:
Chi sei tu che giudichi il domestico altrui? Se sta in piedi o se cade è cosa che riguarda il suo padrone; ma egli sarà tenuto in piedi, perché il Signore è potente da farlo stare in piedi (Rm 14,4); Perciò non giudicate nulla prima del tempo, finché sia venuto il Signore, il quale metterà in luce quello che è nascosto nelle tenebre e manifesterà i pensieri dei cuori; allora ciascuno avrà la sua lode da Dio (1Co 4,5).
Non dico che la disciplina di Chiesa sia inutile, affatto.
Ma non dobbiam ricorrervi per sancire i fallimenti del fratello, bensì recuperarlo: Fratelli, se uno viene sorpreso in colpa, voi, che siete spirituali, rialzatelo con spirito di mansuetudine. Bada bene a te stesso, che anche tu non sia tentato (Ga 6,1); Basta a quel tale la punizione inflittagli dalla maggioranza; quindi ora, al contrario, dovreste piuttosto perdonarlo e confortarlo, perché non abbia a rimanere oppresso da troppa tristezza (2Co 2,6-7).
Il perfezionismo è uno dei tanti -ismi che ostacolano l’opera di Dio, Colui che può preservarci da ogni caduta (Gd 1,24) non rendendoci immuni dall’errore, ma dalla dipendenza psicologica da esso. 
Poiché il Signore è la nostra luce, le cadute non spaventeranno (dovrebbe preoccupare piuttosto rimanere a terra per paura di rialzarsi).
La Bibbia contiene meravigliose promesse: Perché il giusto cade sette volte e si rialza (Pr 24,16); Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; e se qualcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto (1Gv 2,1).
Ricordiamole, affinchè il nostro Cristianesimo sia davvero vittorioso, alla gloria di Dio.

Amen!


 
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